Quando, nel 1986, mi sono iscritta all’Istituto Carlo Bazzi, non immaginavo che quella scelta avrebbe segnato tutta la mia vita professionale. Ricordo ancora il viaggio verso via Cappuccio con mia madre, un po’ perplessa davanti al programma di studi: fisica applicata, meccanica razionale, scienza delle costruzioni. “Sei sicura?”, mi chiedeva. Sì, ero sicura, anche se non sapevo bene di cosa mi stessi andando a innamorare.
Ero l’unica ragazza della mia classe. E con una punta d’orgoglio posso dire che, nel 1991, sono stata anche l’unica dell’Istituto a diplomarsi con 60/60. Una scuola tecnica, molto maschile, certo. Ma io ci stavo bene. Mi piaceva la concretezza del lavoro, la logica delle costruzioni, il senso del fare.
Al primo e secondo anno, andavamo in ESEM a fare laboratorio di carpenteria e muratura. Allora non potevo immaginare che, qualche anno dopo, proprio in quei reparti sarebbe cominciata la mia carriera. Nel 1997, il giorno dopo la laurea in Architettura, ho varcato di nuovo quella soglia: questa volta non come studentessa, ma come lavoratrice. Da allora, non me ne sono più andata. Oggi sono direttore di ESEM-CPT, l’Ente unico per la formazione e la sicurezza nel settore delle costruzioni. E, ogni volta che vedo gli studenti del Bazzi arrivare per le esercitazioni, mi sembra di rivedere me stessa, con il casco in testa e gli occhi pieni di curiosità.
Negli anni Novanta, essere donna in cantiere non era semplice. Bisognava farsi spazio, dimostrare competenza, farsi ascoltare. Ma non mi sono mai fermata. Ho imparato che la determinazione e la passione valgono quanto qualsiasi calcolo strutturale. E che anche in un settore tradizionalmente maschile, le donne possono portare uno sguardo diverso, più attento alle persone, alla sicurezza, all’organizzazione.
L’esperienza fatta al Bazzi, tra i 14 e i 19 anni, è stata una palestra straordinaria. Mi ha insegnato non solo a leggere un disegno tecnico o a capire una struttura, ma soprattutto a conoscere il cantiere: come si muovono i lavoratori, quali sono i tempi, i rischi, le dinamiche vere del costruire. È un sapere che mi ha accompagnata sempre, anche quando mi occupavo di progettazione, di sicurezza, di prevenzione. Perché non si può progettare, né garantire sicurezza, se non si conosce il lavoro reale di chi costruisce.
Oggi, dopo quasi quarant’anni da quei banchi, penso spesso a quanto quella scelta sia stata la chiave di volta della mia carriera. Tutto è partito da lì. L’Istituto Bazzi continua a essere una scuola di valore, un punto di riferimento nel settore delle costruzioni e parte integrante del sistema bilaterale milanese. Ogni volta che collaboriamo con progetti avveniristici o ospitiamo gli studenti bazzini nei nostri laboratori, è come chiudere un cerchio: la scuola che mi ha formata, oggi incontra l’Ente che ho l’onore di dirigere.
Nelle sedi ESEM-CPT formiamo ogni anno oltre dodicimila persone. Tra loro ci sono tanti ex studenti del Bazzi: capicantiere, capisquadra, imprenditori, docenti, tecnici. Ritrovarli nei cantieri o nei corsi è sempre una piccola emozione. Significa che quella scuola, nata nel 1872 come “Scuola per Capomastri”, continua a fare esattamente ciò per cui è nata: costruire competenze, costruire persone.
E io, che di quella scuola sono figlia, non posso che dirlo con orgoglio: il Bazzi mi ha insegnato a costruire il mio futuro. #BUILDOURSAFETY
Autore: Katia Barbirato, Direttore ESEM-CPT


