ISTITUTO CARLO BAZZI

Oltre il coding e la robotica: imparare a pensare

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Cosa significa preparare i ragazzi e le ragazze al mondo del lavoro? Significa, prima di tutto, aiutarli a non avere paura del domani.
Per il terzo anno consecutivo, sono tornata tra i banchi dell’Istituto Carlo Bazzi per accompagnare gli studenti e le studentesse di 1° e 2° in un percorso di robotica. L’obiettivo è quello di trasformarli in programmatori provetti? No, l’obiettivo è ben più ambizioso: fornire i primi strumenti critici per abitare il presente (e il futuro) da protagonisti.

Il punto di partenza è una realtà che sta ridisegnando non solo i cantieri edili, ma la società tutta: l’automazione. In questo scenario la robotica è una delle vie per aiutare e tutelare l’essere umano: le macchine possono e devono farsi carico delle mansioni più rischiose, faticose e usuranti, diventando i primi alleati della salute dei lavoratori.

Portare la robotica a scuola permette ai ragazzi e alle ragazze di attualizzare l’idea di tecnologia sul campo come alleata, comprendendone l’impatto etico e sociale prima ancora che ingegneristico.

Per questo, abbiamo messo al centro del progetto l’apprendimento attivo.
Programmare un robot affinché si muova nello spazio solo dopo aver analizzato l’ambiente e le sue caratteristiche geometriche sposta radicalmente il focus: non si tratta di impartire comandi casuali per far muovere un robot, ma di applicare sul campo conoscenze e competenze di geometria, disegno tecnico, matematica e fisica per risolvere un problema reale. Una simulazione in classe che funziona come un esperimento pratico, destinato in futuro a essere traslato nel campo lavorativo come vero e proprio strumento a supporto del lavoro sicuro.

Questo approccio si è esteso anche all’esplorazione del reverse engineering. Imparare a smontare concettualmente un processo per capirne il funzionamento profondo allena una competenza fondamentale: il problem solving.

Lavorando in piccoli gruppi per gestire la sensoristica e blocchi di programmazione via via più complessi, gli studenti e le studentesse interrogano la realtà, formulano ipotesi, commettono errori e trovano soluzioni insieme, scoprendo che la logica, la flessibilità e la cooperazione sono i veri motori dell’innovazione.

Come dicevo in apertura, la tecnologia corre veloce e la scuola ha il compito di mettere al centro la persona e fornirle gli strumenti per leggere il mondo: è stato fondamentale per i ragazzi e le ragazze toccare con mano che le materie scolastiche non sono compartimenti stagni, ma risorse vive e interconnesse per interpretare la realtà.

Qualsiasi sarà il loro percorso professionale, il valore aggiunto rimarrà la loro capacità di pensare, interrogarsi e collaborare, portando nel lavoro le proprie caratteristiche uniche e umane. È questo l’unico modo per dimostrare loro che il domani non è una minaccia da temere, ma uno spazio d’azione in cui incidere.

Chiara Merisio, Pedagogista, Consulente e Formatrice di robotica educativa

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