Mi è stato richiesto di scrivere un breve articolo di testimonianze e ricordi di un gruppo di studenti che hanno frequentato dal 1951 al 1956 l’Istituto Carlo Bazzi: “i ragazzi del ‘56”, come li ha denominati il preside Andolfato.
Innanzitutto, la presentazione in rigoroso ordine alfabetico, preceduta dal nome come ci siamo sempre chiamati tra noi:
- Gaetano Canavesi
- Edoardo Gambel
- Angelo Marchesi
- Guido Moretti
- Giorgio Rusconi
Siamo sempre stati un gruppo di 8 compagni di classe, purtroppo ridotto in questi ultimi tempi a 5, essendo ultimamente mancati Raffaello Barbieri, Giandomenico Bertolini e Giorgio Spizzico. Un gruppo di compagni di scuola che si è regolarmente incontrato in questi 70 anni.
Perché “i ragazzi del ’56”, come ci ha denominato scherzosamente il preside Andolfato? Quell’anno era stato il coronamento del nostro diploma, come attesta sia un volume sulla storia del nostro Istituto, quanto una locandina che allora veniva esposta in una bacheca in piazzale Cordusio a Milano. Una strategia ante social, a diretta vista degli imprenditori che sostavano sotto la sede di 2 grandi Banche nazionali e vicino al centro degli affari della città.
Fatte le presentazioni perché questo guinness dei primati? Cosa ci ha legato oltre uno spirito amicale, il piacere di condividere esperienze, momenti felici e tristi della nostra vita, successi come insuccessi?
Riprendendo temi ed insegnamenti dal sapore forse desueto, possiamo affermare che l’Istituto ci ha dato molto. Ha indicato uno stile di vita che ci ha formati, insistendo su indicazioni e suggerimenti che andavano oltre l’esempio. Leggo “quanto hai appreso non lo comprendi subito, lo guadagni con gli anni”. Per tutti noi è stato proprio così. Non eravamo certamente tranquilli, ma tranquilli intelligenti e sempre educati. Nel nostro modo di fare cercavamo di essere agitati senza uscire dalle righe, non una classe amorfa, ma una buona scolaresca vivace ed attenta.
Eravamo partiti in 23 nel lontano 1951 per arrivare al diploma in 17; poi quasi metà classe si è incontrata regolarmente per lunghi 70 anni. Tre si sono laureati in Economia e Commercio all’Università Cattolica, che era l’unica Facoltà che allora permettesse l’iscrizione universitaria. Uno è diventato un Commercialista, il secondo l’Amministratore Delegato di una Azienda di trasporti, il terzo un Aziendalista o consulente manageriale, docente al Politecnico di Milano ed è poi tornato ad insegnare nelle aule dell’Istituto che lo avevano visto studente.
Tutti gli altri, assunti immediatamente al conseguimento dell’attestato, hanno realizzato una brillante carriera in ambito edilizio, dirigendo cantieri e iniziando un’attività imprenditoriale.
Per qualcuno di loro l’inserimento nell’Istituto era stato un passaggio generazionale: da padre in figlio, nuovamente ripetuto. Per un altro ci fu il suggerimento del Preside di Architettura Piero Portaluppi. Tra il Politecnico e il Carlo Bazzi c’è sempre stata simbiosi, conoscenza e stima.
Nella nostra vita, oltre all’impostazione professionale, l’Istituto ci ha formato e proiettato un’impostazione etica e una logica di ragionamento che tutti noi continuiamo ad indossare. Quasi un imprinting che ci fa sicuramente affermare con orgoglio “siamo del Bazzi, siamo i ragazzi del ‘56”.
𝐄𝐝𝐨𝐚𝐫𝐝𝐨 𝐆𝐚𝐦𝐛𝐞𝐥


